22 Maggio 2017

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Meitu, l’app per gli anime selfie si difende: "Non vendiamo i dati degli utenti"

Meitu, l'app per gli anime selfie si difende: "Non vendiamo i dati degli utenti"

Scritto da Redazione

- 21 Gennaio 2017

Meitu è un’app che trasforma gli utenti in personaggi di anime, ma la sua popolarità ha anche suscitato qualche controllo in merito alle sue pratiche di raccolta dei dati.

Appena Meitu è diventata popolare, ha attirato grande attenzione e non ci è voluto molto a essere messa in discussione, in merito al trattamento dei dati e la relativa violazione della privacy degli utenti, raccogliendo più informazioni di quanto avrebbe dovuto.

Meitu nega le accuse di vendita dei dati utente

L’applicazione richiede un numero discutibile di permessi, compreso l’accesso al proprio numero di telefono e la posizione, il permesso di eseguirsi automaticamente all’avvio. Su iOS, nel frattempo, l’applicazione attua anche controlli sul gestore di rete in uso e se il dispositivo è jailbroken o meno.

Tutto ciò ha fatto sorgere dei sospetti. Tuttavia, Meitu sostiene che, nonostante raccolga molti dati, non li vende assolutamente. La vera ragione che sta dietro alla vasta raccolta di dati risiederebbe apparentemente nel fatto che Meitu abbia la sua sede in Cina, dove i servizi di monitoraggio da app store come Google Play e App Store di Apple sono vietati.

Per risolvere il problema, Meitu utilizza un mix di sistemi in-house e sistemi di dati di terze parti - per non trarre profitto dai dati raccolti, ma per garantire che i dati utente raccolti siano coerenti.

"Inoltre, i dati raccolti vengono inviati in modo sicuro, utilizzando la crittografia multistrato di server dotati di firewall avanzato, protezione IDS e IPS per bloccare gli attacchi esterni", ha riferito un portavoce Meitu a CNET.

Su iOS , Meitu non richiede autorizzazioni non consentite, in base ai termini e alle linee guida di Apple per gli sviluppatori.

Si chiede l’accesso al gestore, in modo da gestire meglio le caratteristiche geo-based e posizionamenti degli annunci.

Secondo il portavoce della società che ha parlato con CNET, le autorizzazioni non solo garantiscono il corretto monitoraggio degli annunci, ma anche la protezione contro l’utilizzo di API illegali.

Quando si tratta di permessi su Android, l’azienda spiega che Google Play è bloccato in Cina, il che significa che l’applicazione non può offrire notifiche push.

Per risolvere questo problema, Meitu si basa su un servizio di notifica di terze parti che richiede l’esecuzone dell’applicazione all’avvio.

Il lancio di una versione globale dell’app con Google Play Services non è un’opzione fattibile, perché Meitu è ​​basata in Cina, dove non ha accesso a notifiche push e servizi di monitoraggio.

Tutto sommato, l’azienda non nega che richiede molti permessi, ma sta puntando il dito contro le restrizioni della Cina come causa principale che comporta la vasta raccolta di informazioni.

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