22 Maggio 2018

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iCub: il robot bambino pronto al debutto

iCub: il robot bambino pronto al debutto

Scritto da Sarah Joyce Jona

- 22 Dicembre 2017

iCub è un robot bambino made in Italy, punto di riferimento per le ricerche sull’intelligenza artificiale. Scopriamolo insieme.

iCub è un robot bambino nato e sviluppato in Italia, ma diventato punto di riferimento per i centri di ricerca sull’intelligenza artificiale di tutto il mondo.

Nato nel 2004, oggi iCub, a quasi 14 anni dalla sua nascita, è tra i più importanti progetti sviluppati, al centro della scienza robotica di tutto il mondo. È presente in 36 laboratori in giro per il mondo.

iCub è nato a Genova, nell’Istituto italiano di tecnologia, è alto 104 cm e pesa 29 kg.
Viene chiamato il “robot bambino” perché nell’estetica ricorda un bambino di 3-5 anni circa.
Eccolo durante il suo debutto ad "Italia’s got talent":

Cosa sa fare iCub?

iCub impara nelle stesse modalità con cui apprende l’uomo. “Ha imparato” a camminare, a mettersi seduto, ma soprattutto ad interagire con l’ambiente circostante e a riconoscere gli oggetti, proprio come un bambino vero.

Ovviamente, i processi evolutivi di questo robot sono in continua crescita e le ambizioni di questo progetto sono alte.

Esistono infatti diverse versioni del robot, sviluppate nel corso degli anni; iCub 1.0, iCub 2.0 e iCub 2.0.

Giorgio Metta, il direttore della iCub Facility, ha spiegato ad Ansa:

Sul fronte dell’intelligenza artificiale sono stati sviluppati nuovi algoritmi che ci hanno consentito di migliorare le sue competenze e capacità di interagire con le persone, di muoversi nell’ambiente, di vedere e riconoscere il parlato

A cosa serve iCub?

Ci si potrebbe chiedere in che modo iCub possae essere utili alla società.
La risposta è questa: il robot potrebbe essere utilizzato dai neuropsichiatri nella terapia di pazienti con autismo, in particolare nel trattamento di bambini autistici (soprattutto per quel che riguarda attività di controllo e monitoraggio).

In realtà, il progetto è già stato avviato con la fondazione Don Gnocchi di Milano, dove iCub dovrebbe lavorare come un vero e proprio assistente, per prestare aiuto ai pazienti durante i percorsi di riabilitazione, controllando e monitorando i movimenti dei pazienti, ma soprattutto che la terapia venga eseguita correttamente.

Progetti futuri

Come già detto, iCub è al centro della collaborazione tra scienziati di tutto il mondo e il fine comune è quello di renderlo il più autonomo ed efficiente, più naturale possibile nel parlare, nei gesti, nel camminare e più in generale nell’interazione con l’uomo (per esempio insegnandogli a guardare negli occhi)

Giorgio Metta, spiega come questo robottino stia aiutando la ricerca “a dar vita ad una comunità aperta di ricercatori, che condivide i risultati di lavoro ottenuti su una piattaforma standard”.

iCub, come tanti altri progetti robotici finalizzati al miglioramento dei processi terapeutici, potrebbe diventare un vero e proprio “infermiere”, utile ai pazienti e ai medici.