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Facebook contro le Catene di Sant’Antonio per la tutela degli utenti

Facebook contro le Catene di Sant'Antonio per la tutela degli utenti

Scritto da Federica Mazza

- 20 Dicembre 2017

Le Catene di Sant’Antoniomsu Facebook non saranno più un problema per gli utenti. Di seguito la decisione presa da Mark Zuckerberg

In un’era in cui le fake news, le truff online e i messaggi di propaganda razziale prendono il sopravvento nella vita di ognungo di noi, Mark Zuckerberg, numero uno della rete sociale più famosa di tutti i tempi, continua la sua lotta contro le catene di Sant’Antonio su Facebook.

La recente notizia divulgata dai vertici dell’azienda statunitense fa riferimento ad una possibile penalizzazione di tutti quei post che invitano altre persone a condividere, taggare e mettere mi piace.

I contenuti divulgati, da pagine o profili personali, secondo questa modalità, otterranno sempre minore visibilità all’interno delle bacheche, e tutto potrebbe risolversi con l’eliminazione del fenomeno delle Catene di Sant’Antonio su Facebook.

Tutti i dettagli del caso

Definita ’’engagement bait’’, la corrente divulgata sulle homepages degli utenti fa riferimento all’azione indicata con il termine inglese ’’engage’’, ossia, ingaggiare. L’obiettivo è quello di invitare gli users all’interazione, con il focus di aumentare la propria cerchia di utenze.

Ogni utilizzatore di Facebook si è ritrovato almeno una volta nella vita nella situazione appena descritta. Questi messaggi pubblicitari, o ingannevoli, si nascondono dietro post carini che riportano diciture tipo: ’’ti piace questa foto? scrivi si o no nei commenti’’, ’’tagga l’amico con cui vorresti mangiare in questo ristorante’’, oppure, ancora ’’codividi la Madonna e il tuo 2018 sarà fortunato’’.

Questo è l’engagement bait, o meglio catena di Sant’Antonio, su Facebook.

Come sarà marginato il problema?

Il social network ha deciso di procedere gradualmente con l’eliminazione di queste tattiche strategiche che infastidiscono i fruitori del proprio servizio. Nel comunicato, divulgato in rete nelle ultime ore, si legge che gli utenti dimostrano di non ’’apprezzare’’ contenuti come questi, e che saranno prese delle azioni preventive.

Tutto il processo sarà graduale e le vere condivisioni, che usano Facebook a scopo umanitario, non saranno oggetto di misura restrittiva. Il primo passo per la risoluzione di questo problema è rappresentato da una raccolta collettiva di tutti i casi che riportano le azioni appena illustrate, e un successivo lavoro di parsimoniosa analisi.

Il problema sarà risolto definitivamente? Non ci resta che attendere una versione più ’’pulita’’ della nostra bacheca preferita.

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